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Complot S.Y.S.tem

Processo di ricerca a cui dal 2000 lavora un gruppo indipendente di artisti, che nella pluralità dei linguaggi rivolge una particolare attenzione alla relazione tra arte e architettura. Dal 2001 definisce un progetto per una città utopica, allegoria dei sensi, costruita con libri, CD, VHS ecc. che evoca la presenza sensuale e sensibile del corpo, tra immaginario e realtà.

Terme
Com.plot S. Y. S. tem in collaborazione con Emanuele Rodo e Iker Filomarino + Carlo Contegiacomo,
Facoltà d'Architettura di Interni ed Arredo di Valle Giulia,
Università la Sapienza (Roma) Deborah Faccio,
Accademia di Belle Arti di Roma, sezione Scenografia.
Maura Manfredi, Accademia di Belle Arti di Roma, sezione Pittura.
Elisa De Paola, Facoltà di Ingegneria Edile-Architettura, Università, La Sapienza (Roma)
Workshop ex Mattatoio, 29 ottobre-02 novembre 2005

Riflessione
Le mura di cinta dell’ex-mattatoio racchiudono diverse realtà sociali, culturali e istituzionali. Queste, distinte da un diaframma che le taglia nel mezzo, lungo il tratto che congiunge la parte antistante al monte dei cocci, all’uscita che affaccia sul Lungotevere Testaccio, sono: un campo nomadi, una comunità kurda, uno spazio espositivo dell’Accademia di Belle arti di Roma, le stalle dei cavalli dei vetturini romani, e il centro sociale autogestito Villaggio Globale, a sinistra dell’ingresso principale (su via Galvani), c’è: il centro anziani, la scuola di ballo, la galleria d’arte contemporanea MACRO, con la stazione dei vigili urbani, la Facoltà di Architettura dell’Università Roma TRE, una scuola di musica oltre che i vecchi ambienti destinati alla detenzione del bestiame e alla lavorazione delle carni (equine suine, ovine e bovine), a destra. La seconda delle due parti è stata in parte restaurata e bonificata. A partire da questa realtà, il proposito è quello di ideare un meeting point (punto di incontro) entro l’ex mattatoio, impiegando progettualmente uno o più dei suoi spazi. Quanto proposto porta a considerare l’interrogativo di cosa possa muovere le persone a raggiungere l’ex-mattatoio per incontrarvisi; cosa possa attrarre la volontà delle persone (identità) già presenti. La risposta diventa qualcosa che susciti desiderio, qualcosa di voluto... Desiderare, vuol dire smettere di guardare le stelle a scopo augurale …(Cortellazzo-Zolli, Dizionario etimologico) Passare dunque al progettare ed al compiere azioni, ossia impegni muscolari, esistenza. Per mezzo del corpo e col corpo si incontra il Sé e l’Altro da sé. Il desiderio del resto non prescinde dalle nostre più immediate valutazioni sensoriali e corporee, così attrazioni ed interessi(corporei) si sviluppano. - progetto Così da queste riflessioni, l’idea che prende forma, è quella di un impianto termale all’interno del complesso dell’ex mattatoio. Meeting point, punto di riunione per la cittadinanza, che, nelle terme trova come nella tradizione, l’orizzontalità di un incontro reale. Le diverse realtà che troviamo nel ex mattatoio, possono trovare in questa destinazione d’uso(utopica al momento), un motivo di contatto corporeo e di condivisione. Il padiglione proposto per intervento di trasformazione in stabilimento termale, lavanderie, bagni e reception, è la pelandra dei suini. L’edificio situato al centro del complesso Campo Boario, presenta una struttura architettonica con tetto a capanna mentre la planimetria, rivela una disposizione di ambienti compatibile con la trasformazione ideata. Il preesistente sistema idrico, potrebbe essere ripristinato con opportune modifiche e favorire un recupero tra archeologia industriale e nuove funzioni. L’aspetto scenografico del padiglione è notevole e si integra alla funzione proposta. La parte ideativa vera e propria, pone in questione la ripartizione degli ambienti: ...., come pure la divisione tra sessi (generi), considerando la possibile presenza di bambini, e quindi l’interazione tra genitore (adulto) e bambino. Proposito è quello di mantenere la simmetria dello spazio a disposizione. Si pensa quindi di dividere in ala maschile e femminile la navata degli spogliatoi. La vasca, invece, unica, avrà nel mezzo una zona mista, con su un lato una sezione per gli uomini e sull’altro per le donne. Si pensa di ovviare a problemi di carattere religioso (disciplinare), frapponendo pannelli sfalsati che impediscano la vista (passiva e attiva) della parte di altro genere. Per raggiungere i bagni si pensa a dei percorsi sovrastanti le vasche (magari trasparenti). Forte resta la questione sul profilo della volontà di contatto e di nuovo, il senso di membra, il distacco, l’alterità, il contatto; la promiscuità, il piacere, la sofferenza. Tale analisi ci permette di conciliare le idee affacciatesi nella prima parte del nostro incontro: quella di non violare lo spazio, valorizzando le sue potenzialità (i meandri, gli scenari, le aperture). Ci permette di integrare naturalmente la lavanderia e l’idea di sala d’attesa e passaggio (riferendoci al meeting point). Ci permette di venire incontro alla volontà di contatto, quasi primordiale in un mezzo fluido come l’acqua. Abbiamo impiegato l’idea di accesso-separazione. Abbiamo inoltre utilizzato l’idea di superficie altra, sospesa, creando dei ponti: piccole anse di incontro tra chi e dentro e chi fuori dall’acqua.